Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su skype
Condividi su whatsapp
Condividi su email
scribantia seo google scrittura efficace

Chi comanda? Tu, la Seo o Google?

Non sono un’esperta Seo. Né mi interessa diventarlo.

Mi piace scrivere: questo l’hai capito se leggi questo blog. Ma ancora di più mi piace sorprendere le persone: con una storia; con un punto di vista diverso; ispirandole a fare qualcosa a cui non avevano pensato. 

Quando ci riesco; quando mi dicono grazie, per me è il massimo della soddisfazione. Anche se questo ha un prezzo.

Il prezzo che pago è l’incomprensione e il dover rifiutare lavori per i quali non mi considero adatta, perché, appunto, non sono un’esperta né un’appassionata Seo e non voglio inseguire l’algoritmo di Google (né usare Yoast).

Chiariamoci: non è che ignori la Seo tout court, per partito preso. La tengo sempre d’occhio quando devo scrivere un contenuto, ma non mi piace che sia la Seo a guidare il mio stile di scrittura né che sia l’elemento determinante di una strategia basata sui contenuti.

Non avevo ben chiaro il perché di questa mia idiosincrasia per la Seo finché non ho letto un bell’articolo di Robert Rose intitolato “Perché Google non dovrebbe guidare la tua strategia Seo” pubblicato sul sito del Content Marketing Institute.

Ecco il succo del suo ragionamento:

  1. Non ha molto senso stare lì a interrogarsi su come anticipare strategie che nessuno ancora conosce o restare in trepidante attesa del nuovo algoritmo (come cagnolini seduti che aspettano l’osso…)
  2. Non esiste solo Google; Google non è sinonimo di internet. È un gigante, ma anche Aol e Yahoo lo erano. Già oggi molti, ad esempio, vanno direttamente su Amazon per cercare un prodotto.
  3. Se, dopo un certo numero di mesi, scopri che le parole chiave che hai scelto non vanno più bene, devi ricominciare (quasi) tutto da capo (scegliere nuove parole chiave; lavorare per ottenere backlinks esterni; cercare e correggere errori tecnici per migliorare il ranking ecc).
  4. Può darsi che internet stia diventando un posto troppo grande e profondo per un solo tipo di motore di ricerca. È possibile che la ricerca verticale attraverso le applicazioni che usiamo ogni giorno diventi la norma. Dopotutto Seo è l’acronimo di search engine optimization, non Google optimization. Concentrarsi solo su ciò che vuole Google potrebbe essere rischioso.
  5. La domanda giusta da farsi non è se Google darà più spazio alla ricerca vocale; se darà maggior rilevanza all’ottimizzazione mobile; o se troverà un nuovo modo per integrare gli annunci con la ricerca organica. La domanda giusta è: a lungo termine in che direzione vanno le ricerche degli utenti? 
  6. Ecco cosa sappiamo: 
    • Google si sta concentrando più sul “viaggio della ricerca” e meno sulla domanda in sé. 
    • Google non vuole essere il posto dove si va per una risposta veloce. Sa che le ricerche sono andate oltre (infatti, solo l’8% delle ricerche di Google sono domande).
    • Quando qualcuno chiede a quanti ml corrisponde una tazza, Google vuole essere pronto a fornire anche le migliori ricette di biscotti.
    • Google vuole guidare gli utenti da un passaggio all’altro affinché tornino sempre più spesso (è stato trasparente su questo). Naturalmente, lo scopo di Google è che le persone rimangano sul suo sito (e clicchino sugli annunci), ma questo sistema è anche utile agli utenti perché li aiuta a trovare i contenuti più rilevanti.
    • Google ha anche reso noto di volersi allontanare dalle ricerche basate su domande specifiche a favore di feed personalizzati. Il che significa che la lotta per diventare un top ten raggiungerà nuovi livelli di difficoltà: i miei risultati di ricerca per “cibo per cani” saranno diversi dai tuoi, perché mi trovo in provincia di Roma, ho appena fatto una ricerca per cani con cute grassa e sono collegata al mio account Google. 
    • Google è già passato all’azione: con Discover (funzionalità integrata nell’App) il gigante di Mountain View, grazie non solo ai suoi algoritmi ma anche all’intelligenza artificiale, è in grado di fornirti notizie personalizzate in base a ciò che già sa di te (interessi, siti visitati, luogo in cui ti trovi). Ti dà le risposte prima ancora che tu gli abbia fatto la domanda.
  7. Il futuro dei motori di ricerca siamo noi esseri umani. Con i nostri dubbi; le nostre paure; i nostri bisogni; i nostri problemi. 

Ed eccoci al punto: se vogliamo che i nostri contenuti raggiungano le persone giuste dobbiamo fare in modo che essi, oltre a dare una risposta ad una domanda, siano anche in grado di fornire «soluzioni a sfide che non sono ancora state poste o a problemi che l’utente non sa nemmeno di avere». 

O, detto in altri termini, «se vogliamo essere noi a guidare Google e non esserne guidati – conclude Robert Rose – dobbiamo prendere atto che non si tratta di lottare per offrire la risposta migliore, magari meglio ottimizzata per parole chiave, a una domanda frequente. Ma dobbiamo creare contenuti che presentino e/o rendano possibile l’intera soluzione al problema/bisogno (ancorché latente, ndr) per cui la domanda è stata posta».

Poi saranno i motori di ricerca ad adeguarsi per trovare le soluzioni adatte a raggiungere questo risultato.

Difficile? Sì, difficilissimo. Presuppone sensibilità umana; empatia; voglia di migliorare; disponibilità ad ascoltare; desiderio di aiutare (davvero); pazienza; tenacia; amore per il proprio lavoro; disponibilità ad «offrire gratis ciò che le persone sarebbero disposte a pagare» (Alessio Beltrami). 

Così si costruisce quella fiducia in grado di resistere al cambio degli algoritmi, ai capricci dei social network, all’avvento di nuove piattaforme e, dunque, a creare un business sano e duraturo.

Giusto o sbagliato, questo è il modo che ho scelto per creare contenuti per me e i miei clienti. 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su skype
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Restiamo in contatto?

Chi sono

Mi chiamo Romina e ti do il benvenuto nel mio blog.
Sono giornalista-acchiappastorie, blogger, digital media editor. Adoro la parola scritta.
Cosa faccio? Aiuto professionisti e aziende a trovare la propria storia memorabile e a raccontarla in modo efficace.

Post recenti

Archivio del blog
Scegli una categoria
Parlami del tuo
progetto
Parlami del tuo
progetto