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Come non scrivere «porcherie» cesellando il testo a dovere

Fred Vargas, la “mamma” del mitico commissario Adamsberg, nel suo libro “Un po’ più in là sulla destra” ad un suo personaggio fa dire che «quando non si sta attenti, si scrivono un sacco di porcherie». 

Concordo.

Te ne puoi rendere conto quando devi mettere per iscritto qualcosa che è stato detto a voce: non si può trascrivere tal quale ciò che è stato pronunciato perché a seconda dei casi l’effetto può risultare ridicolo, volgare, fuori luogo. Bisogna stare attenti: la parola scritta ha una forza e una potenza che il parlato non ha. 

La cosa è evidente quando faccio un’intervista. Di solito la registro per non dover prendere appunti e fare più in fretta, ma quando vado a “sbobinare” (come si diceva una volta quando si usavano i nastri magnetici) devo rielaborare il tutto: qualche volta viene facile; altre volte devo fare i salti mortali, cercando di tirare fuori il senso della frase riscrivendola, cambiando i vocaboli e spostando interi periodi (di solito l’intervistato non se ne accorge nemmeno).

Quindi, il rischio di “scrivere porcherie” è sempre dietro l’angolo, anche quando si tratta di scrivere da zero un articolo per il blog o il testo di un post social. E per questo non è mai una buona idea fermarsi alla prima stesura.

Si sa che il linguaggio è nato prima della scrittura. Gli esseri umani hanno imparato prima a parlare e poi a scrivere. È così ancora adesso: a parlare impariamo “naturalmente”, per imitazione dei nostri genitori e di chi ci sta intorno. Per scrivere, invece, dobbiamo andare a scuola, imparare a tenere in mano la penna, studiare grammatica e sintassi, leggere. 

Per questo è normale che, al momento di scrivere, tendiamo a riprodurre sul foglio ciò che abbiamo in testa così come lo esprimeremmo a voce.

E va bene così. È giusto.

Ma poi serve un lavoro di cesello, affinché il testo sia “leggibile”, privo di fraintendimenti, chiaro e arrivi al punto:

  • il lavoro di cesello lo fai rileggendo più volte il testo che hai scritto, lasciando passare del tempo tra una rilettura e l’altra.
  • il lavoro di cesello lo fai cercando un sinonimo sul vocabolario.
  • il lavoro di cesello lo fai individuando una metafora o aggiungendo una riflessione (non necessariamente tua) sull’argomento.
  • il lavoro di cesello lo fai correggendo refusi, accorciando i periodi, verificando la leggibilità.
  • il lavoro di cesello lo fai spulciando tra i tuoi appunti.

Non hai degli appunti? Male.

Negli anni da cronista avevo un taccuino sul quale segnavo tutto quello che mi colpiva (frasi, fatti, nomi) prendendolo qua e là: articoli di giornale, libri, film, canzoni. Lo tenevo sempre con me e lo consultavo ogni volta che avevo bisogno di uno spunto o di un’idea argomentativa. Mi ha salvato tante volte (e ce l’ho ancora solo che in questo preciso momento non saprei dire dov’è a causa di un recente trasloco…)..

Oggi, con internet, esistono sistemi molto più sofisticati per prendere appunti e fermare le idee, utili perché puoi anche salvare link, immagini, video. Se hai dimestichezza con i tool digitali non hai che l’imbarazzo della scelta. Per conto mio posso suggerirtene due: Pocket e My Mind (quest’ultimo è il mio preferito). 

Ma se non vuoi perdere tempo a capire come funzionano questi tool e vuoi iniziare subito a cesellare i tuoi testi, esci adesso di casa, vai nella prima cartoleria che incontri, compra un block notes e comincia a riempirlo. 

Usalo la prossima volta che devi scrivere un testo e fammi sapere se ti ha aiutato a migliorare il risultato finale.

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Mi chiamo Romina e ti do il benvenuto nel mio blog. Cosa faccio? Prendo la tua storia e giocando con le parole la trasformo in un racconto epico e /leg·gen·dà·rio/ (da leggersi) con cui andare alla conquista del mondo | Amo i gatti | Giornalista acchiappastorie | Content writer.
 

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