Ecco il segreto di una newsletter di successo

Se ti dicessi che una newsletter serve a far disiscrivere le persone probabilmente penseresti che ho avuto un colpo di sole.

Ti capisco.

È un pensiero un tantino provocatorio, lo ammetto. E non credo che, nei tanti tutorial su come si fa una newsletter che si possono leggere in rete, troverai qualcuno che ti dice una cosa così.

La maggior parte ti insegna a come arraffare più contatti possibile; a come risvegliarli se sono “dormienti” (leggi: nemmeno aprono le tue email); a come formattare il testo; a quali parole chiave scegliere. E così via.

Avrai certamente notato che il link per disiscriversi nelle email che ricevi tu è quasi sempre seminascosto, scritto in un corpo minuscolo e in un colore che lo confonde con lo sfondo. Fanno di tutto per impedire alle persone di cancellarsi, quasi fosse una sconfitta o una perdita irreparabile. 

Far disiscrivere dalla newsletter è sano

Ma ti faccio una domanda: a cosa serve avere una lista lunga così se la maggior parte dei contatti non è interessata a ciò che hai da dire o da offrire? 

Per te è solo un costo (più contatti hai, più paghi) e una frustrazione (non solo i tuoi messaggi cadono nel vuoto, ma il tuo delivery score si abbasserà sempre di più e sempre meno persone riceveranno le tue email). 

Ecco perché il pulsante/link per disiscriversi dovrebbe essere, al contrario, sempre ben visibile. Aggiungo: le persone andrebbero incentivate a cancellarsi se non trovano interessanti i nostri contenuti. 

Non c’è niente di male, in questo: è sano e denota rispetto per gli altri. Per uno che se ne va ne arriveranno sicuramente altri, più motivati, più interessati al nostro lavoro, ai nostri contenuti, ai nostri prodotti e/o servizi.

Perché, piano piano, imparerai a capire quali contenuti funzionano di più, quali di meno e cosa si aspettano da te gli utenti.

Eh sì, perché se tu sei come me – cioè non sei nato/a imparato/a – probabilmente hai formato la tua lista senza criterio o con un criterio un po’ sballato, che non corrisponde più al tuo obiettivo finale. E l’unico modo che hai per rimettere a posto le cose è scremare, scremare, scremare finché non trovi la chiave giusta. E chi ti può aiutare in questo? Proprio gli utenti, con i loro feedback (e la disiscrizione è comunque un feedback).

Chi ha paura della double optin?

Se vuoi cominciare bene – oltre a chiarirti in via preliminare qual è lo scopo della tua newsletter e quale obiettivo vuoi raggiungere – usa la double optin.

La “doppia iscrizione” prevede che l’utente che voglia iscriversi ad una mailing list debba confermare la sua intenzione verificando il proprio indirizzo email. A questo scopo, dopo che ha inserito i suoi dati, riceve un’email preliminare con un link di conferma: se non ci clicca, l’iscrizione si blocca e ognuno va per la sua strada

Orrore!

Sono in tanti (manco a dirlo) a sconsigliarne l’utilizzo (tanto più che il Gdpr – il Regolamento europeo sulla protezione dei dati – non ne prevede l’utilizzo obbligatorio). Il motivo? Perché, fatalmente, nel doppio passaggio tanti utenti si perdono: la mail non arriva o arriva dopo un po’ quando l’utente sta facendo altro, è distratto, si è dimenticato, ha perso interesse.

Invece: 

  1. dovresti considerarla una buona pratica, perché in questo modo hai la certezza che l’indirizzo email che riceve la comunicazione appartenga effettivamente alla persona che presta il consenso, con l’ulteriore garanzia di evitare tassi di cancellazione elevati, di preservare l’integrità della mailing list e la reputazione del tuo indirizzo email
  2. torna il discorso di prima: se la persona si dimentica o non vuole dedicare nemmeno dieci minuti per portare a termine l’operazione, vuol dire che non era poi così interessata e che ha chiesto di iscriversi sul momento ma senza una vera convinzione o motivazione. È la prima, utilissima scrematura, che ti eviterà di riempire la lista di contatti inutili (lato business, ovviamente).

Il criterio della personalità

Poi tocca a te fare il lavoro, naturalmente. 

In due sensi. Il primo è dedicargli tempo ed energie: se vuoi che la tua newsletter abbia un qualche interesse devi riempirla di valore. E per riempirla di valore, devi dedicarle la stessa attenzione che dedichi ai tuoi articoli sul blog, per esempio. 

Anzi, oserei dire anche di più, perché il tuo sarà un dialogo one-to-one: entri nello spazio privato di una persona ed avrai il 100% della sua attenzione.

Il secondo è infondere personalità alle tue email per renderle a prova di copiatura (perché nessuno può essere te…). Che significa, ad esempio, non scrivere di argomenti che non sono il tuo focus solo perché ne parlano tutti; scegliere con cura le “news” ricordandosi però che si tratta di una “letter”; mostrarsi autentici; condividere i propri valori (in relazione al tuo brand-prodotto-servizio). 

L’alternativa è usare i trucchetti da “click link” per portare gli utenti sul sito e aumentarne il traffico senza “dare nulla in cambio”. Ma questo già lo fanno tutti.

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La non-newsletter da usare come antidoto alla cattiva scrittura, alla cattiva comunicazione e alle cattive maniere.

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Mi chiamo Romina e ti do il benvenuto nel mio blog. Cosa faccio? Prendo la tua storia e giocando con le parole la trasformo in un racconto epico e /leg·gen·dà·rio/ (da leggersi) con cui andare alla conquista del mondo | Amo i gatti | Giornalista acchiappastorie | Content writer.
 

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